I budget ICT per i prossimi anni: spendere meno, ma spendere meglio
// 06 Apr 2009 13:08
Il difficile momento economico ha un impatto negativo sui budget ICT delle imprese italiane, e costringe i CIO a ricercare una maggior produttività e, in alcuni casi, a tagliare in modo netto i costi. Nei prossimi tre anni, è previsto, infatti, un aumento di spesa ICT solamente in un numero molto limitato di imprese (11%), mentre oltre il 20% andrà incontro ad una contrazione del budget (come termine di paragone, negli ultimi 3 anni, gli stessi dati sono stati rispettivamente aumento nel 31% dei casi e tagli nel 7%).
I livelli di investimento medio nei diversi ambiti non sono ad oggi elevati, seppur con differenze “fisiologiche” e con una certa varianza legata alla peculiarità della singola azienda: si passa da una spesa media di circa 100.000€ in iniziative di Social Network & Community, a oltre 600.000€k per investimenti in Adaptive Enterprise Architecture. Questo dato sconta tuttavia un’elevata percentuale di imprese (compresa tra il 40% e il 50%) attualmente “ferme”. Diversamente, gli investimenti in Unified Communication & Collaboration ed Enterprise Content Management sono molto più generalizzati e si attestano su livelli assoluti paragonabili, compresi tra 200.000€ e 350.000€.
È però interessante notare come i tassi di crescita attesi del budget nei prossimi 3 anni nei singoli ambiti siano decisamente superiori a quelli del budget ICT complessivo. Le aree a maggior crescita sono Unified Communication & Collaboration ed Enterprise Content Management con aumenti rilevanti nel 50% circa dei casi. Nonostante quindi il momento di razionalizzazione e contrazione dei budget, gli investimenti ICT si stanno concentrando principalmente nelle iniziative di Unified Communication & Collaboration ed Enterprise Content Management: come vedremo più avanti, questi ambiti sono proprio quelli che garantiscono un recupero di efficienza e produttività decisamente rilevante, con ritorni spesso misurabili e rapidi. Di contro, solo nel 25% e 35 % dei casi sono previsti rilevanti aumenti di spesa in iniziative rispettivamente di Social Network & Community e di Adaptive Enterprise Architecture. Il confronto con gli ultimi 3 anni, mostra una situazione molto più lineare, in cui la crescita del budget ICT non è imputabile a investimenti specifici in nessuno dei quattro ambiti (escluso forse l'Enterprise Content Management).
In sintesi, i CIO mostrano grande sensibilità rispetto ai quattro ambiti e sono disposti a investire una parte del loro budget, nonostante il momento di incertezza e crisi globale, alla ricerca di un miglioramento di efficienza e produttività. Gli ambiti attualmente più maturi sono Unified Communication & Collaboration e Enterprise Content Management, che, seppur partiti da strade molto distanti, sono oggi accomunati dalla solidità e concretezza e sono in grado di introdurre anche logiche organizzative nuove che abiliteranno un cambiamento molto più profondo. Più in generale, anche Social Network & Community e Adaptive Enterprise Architecture iniziano ad uscire dalla propria nicchia, e assumeranno un ruolo chiave nei prossimi anni, a sostegno dei cambiamenti organizzativi e architetturali.
Direzione Marketing ed Enterprise 2.0: moda o sostanza?
// 19 Mar 2009 11:06
Nonostante l’analisi abbia evidenziato che più della metà dei Responsabili Marketing e Commerciale ritiene l’Enterprise 2.0 rilevante per la propria funzione, l’adozione degli strumenti più innovativi (come Blog, Wiki, Social Network…) è ancora ad uno stadio iniziale e soltanto una minoranza delle organizzazioni sta sperimentando e utilizzando tecnologie tipiche del Web 2.0. Così come osservato per la Direzione HR, anche nella Funzione Marketing e Commerciale, ad un alto livello di conoscenza delle nuove tecnologie, spesso non corrisponda un livello paragonabile di presenza. Da questa analisi è possibile classificare gli strumenti in 3 tipologie differenti:
- strumenti affermati che associano ad un’elevata conoscenza anche un elevato utilizzo e sono videoconferenza, presenza online e condivisione agende;
- strumenti emergenti quali spazio di lavoro virtuali, blog, chat e instant messaging, forum, wiki e social network che sono molto conosciuti dai responsabili Marketing e Commerciale, ma sono caratterizzati da un livello di adozione nelle organizzazioni ancora basso;
- question marks, strumenti di nicchia la cui bassa presenza è dovuta soprattutto ad una mancanza di conoscenza dei potenziali benefici dovuti al loro utilizzo. Tra questi strumenti troviamo la ricerca esperti e la sperimentazione su mondi virtuali di cui i Responsabili Marketing e Commerciale hanno una conoscenza solo superficiale.

Confrontando la presenza attuale e l’introduzione prevista di strumenti 2.0 è possibile notare come metà di questi (quali forum, blog, sperimentazione su mondi virtuali, spazi di lavoro virtuali e instant messaging) sono presenti in solo una “nicchia” di aziende. Per quanto riguarda il Wiki e i Social Network, anche se non ancora molto diffusi, sono strumenti “emergenti” che verranno introdotti nel prossimo anno in una buona percentuale di aziende.
Così come per la Direzione Risorse Umane, la Ricerca ci restituisce una Direzione Marketing e Commerciale per certi versi molto più “visionaria”, ma tuttora ancorata ai tradizionali stereotipi sul ruolo delle tecnologie ICT. L’adozione degli strumenti più innovativi (come Blog, Wiki, Social Network…) è ancora ad uno stadio iniziale e soltanto una minoranza delle imprese sta sperimentando e utilizzando tecnologie tipiche del Web 2.0 in modo estensivo.
La visione della Direzione Marketing e Commerciale: "2.0" fuori o dentro?
// 13 Mar 2009 12:17
L’analisi sul CIO evidenzia come la Direzione Marketing e Commerciale in questi anni sia stata una dei principali utilizzatori della tecnologia sia per automatizzare alcuni processi sia per sviluppare nuove strategie di marketing e nuove modalità di comunicazione con il cliente. In particolare, per quanto riguarda le tecnologie web 2.0, la Ricerca dell’anno scorso aveva già evidenziato come il Marketing e il Commerciale fossero state le prime funzioni aziendali ad iniziare a spingere l’adozione di questi nuovi strumenti, sperimentandoli sia al proprio interno che nel modo di rapportarsi con i clienti.
Per questa ragione la ricerca di quest’anno ha coinvolto un panel significativo di 95 Manager e Responsabili Marketing e Commerciali di grandi imprese italiane con l’obiettivo di analizzare e comprendere quale sia la loro percezione del ruolo dell’ICT a supporto dei processi caratteristici della funzione e la visione e il relativo contributo nell’accompagnare i nuovi trend organizzativi caratteristici dell’Enterprise 2.0.
La visione dei Responsabili Marketing e Commerciale sul ruolo dell’Enterprise 2.0 nei processi e nelle attività tipiche della funzione risulta essere per la maggior parte positiva. Infatti circa il 62% di essi, che possiamo definire “visionari”, ritengono che l’Enterprise 2.0 sia un trend rilevante che le imprese devono comprendere per far evolvere i loro modelli organizzativi. Questo risultato deriva soprattutto dalla maggior sensibilità della funzione Marketing & Sales a recepire le nuove tecnologie Web 2.0 in relazione a nuove modalità di comunicazione verso i clienti e la forza vendita. Nel 25% dei casi i responsabili hanno una posizione “neutrale” o attendista, mostrando una certa curiosità verso queste nuove tecnologie, ma rimanendo in attesa di soluzioni proposte dai Sistemi Informativi o di capire meglio le varie implicazioni. Soltanto nel 13% dei casi si riscontrano posizioni conservative o di rifiuto dal momento che non si riescono a valutarne gli impatti. 
Gli impatti che le logiche 2.0 possono avere sul ruolo della Direzione Marketing e Commerciale verso i clienti, la rete di vendita e il Top Management vengono percepiti, in prospettiva, in modo molto positivo. Con i primi, le nuove tecnologie Web 2.0 possono offrire, da una parte, nuovi canali di comunicazione più diretti ed efficaci, dall’altra, nuove modalità di coinvolgimento e partecipazione all’ideazione del prodotto o al suo miglioramento (91% dei casi). Con la forza vendita, i nuovi strumenti risultano invece molto importanti per favorire la collaborazione e lo scambio di conoscenza all’interno della rete, oltre che una comunicazione più efficace e bidirezionale tra la sede e la periferia (82%).
Sempre più i Direttori Marketing e Commerciale spingono le proprie persone ad aprirsi al cliente finale e cercano di sfruttare la multicanalità sia nella comunicazione che nella vendita, al fine di recuperare efficienza ed aumentare l’efficacia delle attività (una “via bassa”, orientata a benefici concreti). Ma queste stesse iniziative, in un orizzonte temporale di più lungo periodo, porteranno necessariamente a rivedere il proprio modello di servizio e obbligheranno a ripensare la relazione con i clienti. Si ripresenta quindi la contrapposizione tra opportunità “di breve” nelle nuove tecnologie ed il ripensamento del modello stesso di servizio (la “via alta”).
Rispetto a quanto avviene per l’HR, il rapporto tra ICT e Marketing&Commerciale è ancora in una fase di immaturità: da un lato, la Direzione IT dalla sua spinge per controllare, razionalizzare e integrare le iniziative, dall’altro, il mondo del Marketing & Sales non riesce ad avere la strutturazione che le viene richiesta sia per una sua maturità che per caratteristiche intrinseche delle attività. Di qui la tentazione di rivolgersi spesso all’esterno o fare da soli. Una vera sfida per l’ICT.
25 marzo: save the date!
// 26 Feb 2009 10:24
Direzione Risorse Umane ed Enterprise 2.0: moda o sostanza?
// 19 Feb 2009 19:01
La buona consapevolezza e l’apertura dichiarata dai Responsabili Risorse Umane nei confronti dell’applicazione dei nuovi strumenti Enterprise 2.0 si traduce in un loro reale impegno nella promozione e gestione delle iniziative o è frutto soltanto di una moda?
La ricerca empirica fornisce a questo riguardo un quadro contrastante: il 50% dei Responsabili HR che si dichiara a favore dell’Enterprise 2.0, ammette di non aver definito alcuna policy per l’utilizzo degli strumenti 2.0 all’interno dell’impresa; l’8% di questi, addirittura, dichiara che nella propria impresa è stato espressamente vietato ai dipendenti di avere un blog/profilo su Internet.
La ricerca, inoltre, mette in luce come l’uso reale di strumenti Enterprise 2.0 (come Blog, Wiki, Social Network,..) all’interno delle Direzioni HR ed a supporto dei processi di gestione delle Risorse Umane, sia ancora molto limitato. Analizzando l’utilizzo dei principali strumenti Enterprise 2.0 da parte della Direzione HR, infatti, emerge che all’alto livello di conoscenza caratterizzante la maggior parte di questi servizi strumenti, non corrisponde un altrettanto elevato livello di presenza. In particolare il confronto tra conoscenza e utilizzo permette di evidenziare tre tipologie di strumenti:
- strumenti affermati che associano ad un’elevata conoscenza anche un elevato utilizzo come video conferenza, condivisione agende e gestione della presenza online;
- strumenti “di tendenza” che sono molto conosciuti ma la cui presenza è limitata quali blog, forum, instant messaging, chat, social network;
- question mark: strumenti di nicchia, che pur avendo un potenziale fortissimo sono poco conosciuti e quindi presenti. Esiste quindi un gap di competenze che porta ad una scarsa applicazione e risulta quindi necessario in primis promuovere questi strumenti e colmare il gap di disinformazione. Tra questi strumenti troviamo: wiki, che sconta ancora un alto livello di ignoranza ma che viene considerato particolarmente importante dalle aziende che lo utilizzano, gli spazi di lavoro virtuale, la ricerca di esperti e la sperimentazione di mondi virtuali.

La conoscenza e la presenza di strumenti a supporto della gestione delle Risorse Umane
L’analisi relativa al contributo attuale degli strumenti Enterprise2.0 hanno sulle persone e le loro “capacità” chiave, evidenzia la percezione da parte dei Responsabili HR di un impatto maggiormente significativo sulla dimensioni della collaborazione (team working), seguito da efficacia, competenze ed efficienza.
Significativo anche l’impatto che può avere l’Enterprise 2.0 sulla Direzione HR in particolare in termini di maggiore vicinanza e rafforzamento dei legami con i dipendenti, maggiore integrazione e relazione con i manager, e crescita del ruolo e della rilevanza della funzione.
Molto bassa è invece la percentuale di responsabili HR che sottolinea i rischi degli strumenti Enterprise 2.0 in termini di perdita di potenziale perdita di controllo ed eccesso di trasparenza: l’apertura ed il coinvolgimento organizzativo diffuso che questi strumenti originano, sebbene complessi da governare, sono percepiti in molti casi come una grande opportunità per chi deve gestire e far crescere le risorse umane dell’azienda. Prevale invece la percezione che questi strumenti possano diventare leve importanti grazie al loro potenziale nel cambiare il modo in cui le persone interagiscono e lavorano, offrendo così alla Direzione HR un nuovo modo di contribuire in modo significativo agli obiettivi strategici ed operativi delle organizzazioni.
L’Enterprise 2.0 e la gestione delle Risorse Umane: il lato umano della tecnologia
// 09 Feb 2009 23:17
Un’analisi delle prospettive di sviluppo dell’ICT e dell’Enterprise 2.0 nelle medio-grandi organizzazioni non può certamente essere confinata ai CIO. Occorre comprendere la visione che di questo fenomeno hanno altri decisori tra cui, in particolare, un posto di assoluto rilievo spetta ai Responsabili delle Risorse Umane: la Direzione HR risulta spesso essere un alleato naturale della Direzione ICT nel promuovere l’Enterprise 2.0, inteso come l’insieme di approcci orientati all’abilitazione di nuovi modelli organizzativi basati sul coinvolgimento diffuso, la collaborazione emergente, la condivisione della conoscenza e lo sviluppo e valorizzazione di reti sociali interne ed esterne all’organizzazione.
Per tale ragione la Ricerca di quest’anno ha coinvolto un panel significativo di 114 Manager e Responsabili HR con l’obiettivo di analizzare e comprendere quale sia la loro percezione del ruolo dell’ICT a supporto dei processi caratteristici della funzione e la visione e il relativo contributo nell’accompagnare i nuovi trend organizzativi caratteristici dell’Enterprise 2.0.
La visione dei Responsabili HR relativa al ruolo dell’Enterprise 2.0 nei processi di gestione delle Risorse Umane risulta abbastanza variegata: il 50% di essi, che possiamo definire “visionari”, sostengono, almeno a parole, che l’Enterprise 2.0 sia un trend rilevante che le imprese devono comprendere per far evolvere i loro modelli organizzativi, mostrando una visione positiva di questo nuovo paradigma. Nel 37% dei casi i responsabili hanno una posizione “neutrale” o attendista, cioè sono curiosi di sperimentare questi nuovi strumenti ma aspettano che i Sistemi Informativi propongano qualcosa o di capire meglio le vere implicazioni. Solo nel 13% dei casi si tratta di posizioni “conservative” e di sottovalutazione degli impatti dell’Enterprise 2.0.
Interrogati sulla rilevanza dei trend dell’Enterprise 2.0 per l’organizzazione, i Responsabili HR indicano come estremamente rilevanti gli obiettivi di miglior condivisione della conoscenza, la riconfigurabilità adattativa (dei processi, dei sistemi e degli ambienti, ovvero la possibilità di dare alle singole unità organizzative o addirittura alle singole persone/utenti, l’opportunità di riconfigurare i propri processi e il proprio ambiente di lavoro) e la global mobility. Trend relativamente meno rilevanti per il futuro risultano essere il supporto all’appartenenza aperta (connessione con il mondo esterno con attori come clienti, consulenti ecc.), alla collaborazione emergente e al social networking.
Queste esigenze stanno avendo e avranno nel prossimo futuro un ruolo sempre più rilevante nell’evoluzione dei modelli organizzativi delle aziende e delineano un percorso di cambiamento fortemente legato a contesti sempre più complessi e competitivi caratterizzati da elevati livelli di dispersione geografica e turn over (nel 48% dei casi viene infatti dichiarato un aumento del livello della dispersione geografica dell’organizzazione e nel 25% dei casi un aumento del livello di turn over dei dipendenti negli ultimi tre anni).
L’Enterprise 2.0: fu vera gloria?
// 15 Jan 2009 12:51
- Social Network & Community: si tratta di iniziative nelle quali viene dato un ruolo fondamentale all’utilizzo di tecnologie di social networking per generare e sostenere comunità interne ed esterne all’impresa;
- Unified Communication & Collaboration: iniziative a supporto della gestione di ogni tipo di comunicazione, interna ed esterna all’impresa, in modo unitario e indipendente dai mezzi adottati per veicolarne i contenuti (telefonia fissa e mobile, pc, …) attraverso infrastrutture e strumenti integrati;
- Content & Document Management: inteso in senso lato come gestione efficace dell’informazione a livello aziendale, declinabile in gestione dei contenuti e dei documenti all’interno e all’esterno dell’organizzazione attraverso strumenti che ne migliorano l’accuratezza, l’accessibilità e l’integrità;
- Adaptive Enterprise Architecture: supporto alla flessibilità e riconfigurabilità dei processi coerente con i cambiamenti della strategia organizzativa, attraverso strumenti e tecnologie evoluti per la gestione flessibile dei processi (BPM), la costruzione e gestione di servizi per le architetture applicative (SOA e Mash up) e la fruizione di servizi applicativi erogati da terzi (SaaS).
Il posizionamento dei vendor
// 14 Jul 2008 15:13
L’architettura dell’Enterprise 2.0 può essere pianificata e progettata, ma per essere poi attuata deve tenere conto dell’offerta delle tecnologie presenti sul mercato, che, in uno scenario nuovo ed innovativo come quello dell’Enterprise 2.0, risulta essere composita ed in continua evoluzione. Partendo dal modello E2.0, introdotto ed illustrato nel post precedente, la ricerca si è posta l’obiettivo di comprendere e confrontare le differenti dinamiche di mercato dei leader: IBM, Microsoft, SAP e Google.
IBM, forte di un solido posizionamento nell’area dell’infrastruttura e integrazione e di una presenza rilevante nelle soluzioni collaborative, punta a valorizzare il patrimonio applicativo già presente sui sistemi legacy dell’azienda e a innovarne in modo deciso le infrastrutture tecnologiche, sfruttando competenze specifiche e consolidate nella consulenza ICT in azienda.
Microsoft, che da anni si sta muovendo verso un supporto a tutto tondo delle attività collaborative in azienda con le nuove soluzioni Office/Sharepoint, si focalizza principalmente sullo sviluppo di un linguaggio comune per far interagire l’utente e le applicazioni in modo integrato all’interno ed all’esterno dell’azienda, attraverso interfacce grafiche sempre più ricche, multimediali e interattive.
SAP, forte di 30 anni di esperienza nel supporto dei processi aziendali, prevede invece di centrare l’approccio al 2.0 sui processi dell’azienda e quindi sulle logiche di business che creano valore già con paradigmi tradizionali e che possono essere ulteriormente sviluppate utilizzando approcci in grado di garantire maggiore flessibilità. In quest’ottica l’offerta di SAP è legata a componenti standardizzati (le Enterprise SOA) quali mattoni elementari da orchestrare per costruire l’Enterprise 2.0.
Google, infine, grazie alla propria storia ed esperienza centrata sulla rivoluzione del web, fa leva soprattutto sulla presenza in rete e sulla capacità di gestire l’informazione, interna ed esterna all’azienda, con tecnologie e metafore di interazione nativamente 2.0: come sul web un’entità esiste solo se è accessibile e indicizzata, così anche una persona in azienda, un documento, un contenuto multimediale, esiste in modo utile solo se è accessibile e opportunamente contestualizzato.
Questi differenti approcci convergono verso una presenza in azienda di tecnologie informatiche più semplici, componibili e disponibili, che valorizzano le logiche elaborative già presenti (una volta riconfigurate come servizi) e ne sfruttano le sinergie con quanto offre la rete esterna. A maggior ragione, quindi, il modello architetturale Enterprise 2.0 deve essere declinato per ogni azienda in una configurazione obiettivo, anche rispetto all’offerta di mercato, e in una roadmap di attuazione della strategia ICT per l’Enterprise 2.0.
Il modello E2.0
// 01 Jul 2008 15:07
La realizzazione dell’Enterprise 2.0 richiede la progettazione di un’architettura basata su un insieme di componenti applicative, derivate dai Sistemi Informativi aziendali, opportunamente connesse in funzione dei processi di business e integrate con le applicazioni di tipo collaborativo orientate a supportare le attività svolte dalle persone.
Affiancando i due mondi, l’ambiente interno e quello esterno all’azienda, è stato possibile delineare un modello generale di architettura a più livelli che può essere utilizzato come schema di riferimento su cui costruire la configurazione più adeguata ad ogni realtà aziendale.

Il modello è composto, al suo strato più basso, dal patrimonio infrastrutturale e applicativo aziendale su cui oggi si applicano quelle logiche di virtualizzazione che permettono di isolare l’hardware dai sistemi operativi di esecuzione e di liberare risorse economiche prima destinate alla gestione.
Lo strato più alto, quello di presentazione, permette di fruire le informazioni e le funzionalità applicative, internamente ed esternamente all’azienda, attraverso interfacce arricchite e del tutto analoghe a quelle a cui l’utente risulta abituato anche grazie alla crescente diffusione degli strumenti Web 2.0.
Il vero tessuto connettivo dell’Enterprise 2.0 è tuttavia costituito dallo strato centrale del modello che sintetizza l’approccio di componentizzazione delle applicazioni in servizi, opportunamente orchestrati per il supporto dei processi aziendali, secondo gli approcci SOA e Mashup.
All’interno di questo scenario di architettura risulta fondamentale capire come si inseriscono le tematiche di sicurezza, performance e disponibilità, che in alcuni casi, nel mondo web, passano in secondo piano, ma che risultano essere invece essenziali per il mondo Enterprise. La ricerca mostra come i CIO considerino proprio la sicurezza il requisito tecnologico più rilevante per l’Enterprise 2.0, seguito da flessibilità e integrabilità, caratteristiche intrinseche di questi approcci, e quindi da availability e performance, caratteristiche legate alla qualità del servizio. Tali parametri in ambito Enterprise devono essere costantemente ed adeguatamente garantiti soprattutto in considerazione del confine, sempre più sfumato, tra interno ed esterno dell’azienda.
L'architettura tecnologica Enterprise 2.0
// 23 Jun 2008 11:06
Dopo aver identificato, nel post precedente, le tecnologie abilitanti l’Enterprise 2.0 è necessario fare un ulteriore passo in avanti nella nostra analisi e capire quali sono gli approcci tecnologici allo stato dell’arte per le Enterprise Application.
Nel corso della Ricerca sono emersi tre elementi chiave che sintetizzano al meglio il nuovo approccio legato all’architettura tecnologica aziendale:
- il passaggio da sistemi informativi monolitici a sistemi realizzati in tanti piccoli componenti, ognuno in grado di fornire un servizio. È questo l'approccio tipico delle SOA, ovvero delle Service Oriented Architecture;
- la fruizione di servizi e componenti esterni all’azienda secondo il paradigma chiamato Software As A Service. Attualmente l’offerta di mercato spazia in questo ambito da servizi specialistici ad applicazioni verticali fino ad arrivare ad interi sistemi CRM o ERP;
- la possibilità di realizzare applicazioni, tramite la tecnica denominata Mash-Up, riutilizzando componenti già sviluppate secondo gli standard della rete. È possibile in questo modo personalizzare ed estendere il Sistema Informativo in modo semplice e con costi contenuti, .
L’utilità in azienda di queste componenti è tuttavia legata alla loro capacità di supportare processi aziendali articolati e dinamici: deve esistere uno strato di orchestrazione in grado di legarli alle regole del business e di attuare le logiche del Business Process Management.
Dalla nostra Ricerca emerge come questi approcci non siano solo teorici ma stiano prendendo piede sempre più all’interno delle aziende italiane: il 70% delle imprese ha intrapreso questo percorso e il 14% di queste lo sta seguendo nel modo più evoluto, ovvero abbinando le SOA a soluzioni di BPM come strumento di reale allineamento tra architetture applicative e processi di business.
Ma quali sono gli obiettivi che spingono le aziende ad orientarsi verso questa direzione? In primo luogo la volontà di razionalizzare il proprio parco applicativo e utilizzare, dunque, in modo “tattico”, le SOA, puntando all’integrazione e al riutilizzo del software; meno rilevante l’obiettivo di migliorare la flessibilità che invece è molto più evidente quando alle SOA si associa l’approccio BPM. In questo caso, infatti, l’obiettivo primario è proprio quello della flessibilità ed i benefici attesi dai CIO si focalizzano principalmente su un migliore supporto ai cambiamenti organizzativi (27% del campione) e su una riduzione di costi e tempi nel supportare nuovi processi (18%) insieme alla migliore riconfigurabilità dei processi (18%).
SOA e BPM si configurano quindi per i CIO come dei veri e propri asset aziendali, sui quali costruire una strategia di lungo periodo.
Le tecnologie dell'Enterprise 2.0
// 16 Jun 2008 09:47
Abbiamo già avuto modo di approfondire alcuni aspetti legati alle tecnologie abilitanti dell’Enterprise 2.0: questo post vuole essere il primo di una serie, che, partendo da un quadro generale, esaminerà l’architettura tecnologica alla base dell’Enterprise 2.0 per poi illustrare un modello generale di framework Enterprise 2.0 e analizzare, infine, le dinamiche di mercato dei maggiori player coinvolti.
È necessario innanzitutto chiarire le due macrocategorie nelle quali rientrano le tecnologie dell’Enterprise 2.0: da una parte quelle più recenti derivanti dal fenomeno del Web 2.0 e che sono riconducibili al social computing, dall’altra quelle più tradizionali dei Sistemi Informativi aziendali ed in particolare delle soluzioni di integrazione (ad esempio middleware ed Enterprise Application Integration) e delle suite applicative (come ERP, SCM e CRM). L’Enterprise 2.0, sintesi di queste due direzioni convergenti di evoluzione, porta nel patrimonio applicativo aziendale una rivoluzione che, con percorsi diversi, dovrebbe convergere verso una fruizione più semplice della tecnologia informatica in azienda, in modalità componibili e direttamente disponibili all’utente, capitalizzando i sistemi informativi esistenti e i servizi da essi erogati.
Gli strumenti del social computing, entrati in impresa sulla scia del Web 2.0, potrebbero ormai essere considerati come delle commodity in quanto già abbastanza diffusi e con un impatto limitato sui SI aziendali. Questa è la percezione diffusa rilevata praticamente nella totalità delle interviste effettuate nell’ambito dell’Osservatorio, anche se, andando a vedere con quali tecnologie sono realizzate, ci accorgiamo dell’innovatività in termini di ricchezza di interazione con l’utente e di disponibilità e flessibilità del servizio: oggi è praticamente possibile riprodurre la user experience tipica delle applicazioni Clienti Server nelle applicazioni web. Tuttavia, come ormai dovrebbe essere noto, non basta soffermarsi su questo livello tecnologico per poter definire efficacemente il fenomeno dell’Enterprise 2.0.
Se ci si fermasse a questo livello si vedrebbe solo la parte immediatamente percepibile dell’Enterprise 2.0, ovvero la punta dell’Iceberg sul quale il tutto si regge: le Enterprise Application e le infrastrutture. Le sole applicazioni di social computing rischierebbero di naufragare se non efficacemente supportate da una struttura sottostante, in quanto l’azienda non è il web e tutte le applicazioni devono rispettare comuni requisiti di sicurezza e livelli di servizio.
Se consideriamo anche la parte meno visibile dell’iceberg, il ruolo delle tecnologie nell’Enterprise 2.0 non può essere considerato alla stregua di una commodity.
Un’analisi di questo genere non è tuttavia banale: i due mondi, gli strumenti di Social Computing e le architetture dai Sistemi Informativi aziendali, oltre ad avere provenienze e tempi diversi di partenza e di attivazione, sono raramente applicati congiuntamente. Il dubbio che si possa trattare di fenomeni non correlati e destinati ad evolvere in modo indipendente in azienda viene però fugato analizzando la visione dei 65 CIO coinvolti nella survey dell’Osservatorio: il 58% dei Direttori IT ritiene che strumenti di Social Computing e nuovi approcci infrastrutturali abbiano pari rilevanza nell’abilitare modelli Enterprise 2.0 e che il loro inserimento debba andare di pari passo. Il messaggio sembrerebbe tutto sommato rassicurante: la parte sommersa dell’iceberg è più visibile di quanto si potesse immaginare.
Adaptive Enterprise: flessibilità e riconfigurabilità nella gestione dei processi aziendali
// 23 May 2008 18:03
Strettamente legato ai bisogni emergenti di riconfigurabilità e flessibilità dei processi, l’AdaptiveEnterprise è un percorso verso l’Enterprise 2.0, che mira a creare un ambiente capace di rispondere a bisogni sempre più personalizzati e mutevoli di supporto ai processi.
Si tratta di esigenze che, sebbene molto sentite dai responsabili dei Sistemi Informativi, ricevono nelle imprese del campione un supporto tutto sommato ancora marginale (14%). A fronte di questo le nuove tecnologie ICT offrono nuove e interessanti prospettive. L’Adaptive Enterprise, quindi, appare oggi uno dei percorsi evolutivi che presenta maggiori potenzialità.
Lo stato del percorso evolutivo delle aziende del campione dell’Osservatorio può essere valutato alla luce di:
- presenza e investimenti in atto in soluzioni infrastrutturali flessibili per l’integrazione dei Sistemi Informativi (ad esempio le logiche SOA)
- presenza di soluzioni che permettono di riconfigurare strumenti e processi operativi di specifici utenti sulla base delle esigenze aziendali (tipicamente BPM, ma anche mashup).
Dall’analisi emergono in particolare tre approcci distinti.
Il primo, e più numeroso in termini di casi (55%), è quello che privilegia lo sviluppo di un’infrastruttura flessibile attraverso un’architettura orientata ai servizi. In molti casi, in realtà, il ruolo delle SOA è all’interno di una singola applicazione o al più orientato all’integrazione tra applicazioni differenti, mentre il numero di casi caratterizzati da un ruolo infrastrutturale delle SOA è ancora limitato. L’obiettivo è quello di creare un’infrastruttura pronta a sostenere i cambiamenti, integrando in modo opportuno gli asset IT, rendendo riusabili i servizi sviluppati e garantendo l’interoperabilità di piattaforme tecnologiche differenti.
Un secondo approccio (presente nel 26% dei casi analizzati) privilegia invece la possibilità di supportare il cambiamento organizzativo. In questo caso sono soprattutto gli strumenti di BPM che permettono di adattare il flusso di processo coerentemente a quanto avviene nella realtà aziendale o, attraverso data e business Mash-up, di combinare i contenuti e le elaborazioni appartenenti a sistemi diversi.
Il vero e proprio modello Adaptive Enterprise (14% dei casi analizzati) combina i vantaggi che si ottengono con lo sviluppo di un’infrastruttura flessibile e con strumenti che permettono l’allineamento tra architetture applicative e processi di business.
Realizzare un’Adaptive Enterprise richiede, però, molto più che una semplice introduzione di soluzioni tecnologiche. Significa creare uno spazio capace di supportare i processi aziendali in modo sempre più flessibile e farli poi evolvere nel tempo per mantenerli allineati con le esigenze aziendali. Un problema che, prima che tecnologico, riguarda l’organizzazione e la sua governance.Open Enterprise: verso l’azienda globale
// 12 May 2008 10:33
Accanto al modello Social Enterprise, un secondo possibile percorso evolutivo verso l’Enterprise 2.0, riscontrato nel 14% dei casi analizzati dall’Osservatorio, è quello che abbiamo definito Open Enterprise. Il driver fondamentale di cambiamento è in questo caso l’allargamento e l’apertura dei confini del Virtual Workspace ad attori esterni ai confini tradizionali dell’impresa.
Il modello dell’Open Enterprise cerca di rispondere a due nuove esigenze. Da una parte, il fenomeno della mobilità e della dispersione sul territorio delle persone e delle attività risulta essere sempre più diffuso, richiedendo l’utilizzo di tecnologie mobile a supporto dei processi e delle relazioni. Dall’altra, la persona ha necessità di confrontarsi e condividere conoscenza con un network sociale che non si limita più a quello della propria funzione o al massimo dell’azienda, ma che travalica i confini tradizionali verso nuove forme di collaborazione con attori esterni.
Per supportare la crescente mobilità, nelle Open Enterprise vengono ripensati in modo profondo processi e relazioni riconnettendo le persone ai loro network e, al tempo stesso, garantendo flessibilità, velocità e robustezza ai processi operativi e decisionali. Grazie al miglioramento delle tecnologie di rete e alla disponibilità di terminali più potenti, le tecnologie mobile stanno diventando una componente fondamentale a supporto dei nuovi modelli organizzativi Enterprise 2.0, basati sull’apertura e la collaborazione.
Nei casi di Open Enterprise, i Sistemi Informativi e di conseguenza l’intera organizzazione sono pensati per essere aperti a contributi che arrivano da persone e fonti diverse e offrono servizi ed informazioni in modo selettivo ad attori e organizzazioni esterne, creando modalità nuove di interazione con clienti, fornitori, partner e consulenti che si traducono spesso in vere e proprie innovazioni del processo, del prodotto e del servizio. In questi casi il Sistema Informativo contribuisce a creare un ambiente creativo ed aperto, abbattendo molte barriere organizzative e spingendo a riconsiderare concetti come quello di collega, concorrente, fornitore e collaboratore in una logica molto più aperta e incentrata sulla persona e sulla relazione piuttosto che sull’appartenenza formale e la gerarchia.
Il concetto di apertura diventa, quindi, sempre più sinonimo di motore di crescita e competitività per le aziende che sono chiamate a un cambiamento culturale e organizzativo nel modo di pensare il proprio “ecosistema di innovazione”, includendo tutti quegli attori esterni che possono partecipare alla creazione di conoscenze legate al proprio business attuale e futuro.
La ricerca continua
// 21 Apr 2008 12:57
A distanza di mese dal convegno, molti sono stati i feedback positivi su questo primo anno di Ricerca sull'Enterprise 2.0. Abbiamo contribuito - ed era uno dei principali obiettivi - a far partire una riflessione profonda sulla presenza e sull'evoluzione di un fenomeno emergente a livello mondiale, cercando però di coglierne punti di contatto e di divergenza per calarli nelle specificità del contesto italiano.
Alcune delle nostre scelte (in particolare il focus sui CIO) sono state - in puro stile 2.0 - discusse anche in modo acceso su questa community. Queste osservazioni sono per noi un momento importante di riflessione, ma soprattutto un'occasione per ripensare e fondare su basi ancor più solide la Ricerca del prossimo anno.
Detto questo, vogliamo però ribadire come la logica 2.0 all'interno dell'impresa abbia forti implicazioni non soltanto sull'organizzazione, ma anche sulla natura e la governance del Sistema Informativo. I CIO possono giocare un ruolo importante nell'abilitare questo cambiamento o, al contrario, nel rallentarlo: è proprio su questo punto che essi si giocheranno una parte importante del loro ruolo futuro nel rapporto con le line.
È tuttavia evidente che il CEO e le line stesse saranno sempre più importanti e già oggi sono i principali sponsor di numerose iniziative pilota. La prossima Ricerca andrà quindi ad approfondire l'aspetto degli impatti organizzativi e dei benefici coinvolgendo manager di linea, in particolare marketing, vendita, supply chain e ricerca e sviluppo, e direttori HR e comunicazione.
Un ulteriore ambito di allargamento, sarà quello legato all'approfondimento di settori specifici quali quello bancario e la Pubblica Amministrazione, il primo con l'evoluzione dello storico Osservatorio Intranet Banche, il secondo con un workshop tematico nella seconda metà del 2008.
In sintesi: abbiamo "solo" posto le basi...la Ricerca continua!
Social Enterprise: l’energia sociale che deve essere liberata
// 09 Apr 2008 12:15
post aggiornato il 12 maggio 2008
L’evoluzione verso l’Enterprise 2.0 non è un processo semplice e immediato dal momento che, come abbiamo già detto più volte, presuppone un cambiamento profondo nei modelli organizzativi, nella cultura aziendale e nella predisposizione delle persone verso nuove dinamiche lavorative. Non esiste un unico percorso verso l’Enterprise 2.0, ma si possono evidenziare diversi approcci in relazione alle esigenze specifiche di ogni realtà aziendale.
Dall’analisi del posizionamento del panel di imprese sulle sei dimensioni è stato possibile individuare tre possibili modelli o percorsi verso l’Enterprise 2.0:
- Social Enterprise, che puntano alla creazione di nuovi schemi di collaborazione, condivisione della conoscenza e gestione delle relazioni;
- Open Enterprise, che vanno verso un forte allargamento e apertura dei confini del Virtual Workspace in termini di modalità di accesso e di attori esterni;
- Adaptive Enterprise, che si focalizzano sulla flessibilità e riconfigurabilità nella gestione dei processi aziendali.
Con il termine Social Enterprise intendiamo l’evoluzione del concetto di community nel momento in cui si creano ambienti virtuali allargati in cui le persone, appartenenti anche a funzioni diverse, hanno la possibilità di organizzarsi autonomamente, scambiarsi conoscenza e collaborare per risolvere problemi e creare innovazione per l’azienda.
Si tratta di un approccio che, pur non partendo dalle tecnologie, può trovare un fattore abilitante in esse. Le tecnologie utilizzate comprendono sia gli strumenti presenti da tempo nei Sistemi Informativi – come document management, instant messaging, condivisione agende, ecc. – che strumenti innovativi di social computing mutuati dal web 2.0. I Blog, i Wiki, i Social Network, gli RSS e le Folksonomie possono permettere alle persone di interagire e condividere grandi quantità di informazioni, con tempi e costi sempre più contenuti, superando i limiti geografico-temporali e le barriere organizzative alla comunicazione ed al trasferimento della conoscenza, creando nuovi spazi di efficacia e flessibilità strategica ed organizzativa. A differenza dei servizi tradizionali, questi nuovi strumenti sono flessibili e si adattano facilmente alle esigenze e alle dinamiche lavorative delle persone che possono così definire autonomamente le modalità di interazione, di organizzazione delle conoscenze e degli ambienti di lavoro, abilitando processi collaborativi bottom-up.
Le tecnologie in questo caso possono aprire le porte e offrire nuove opportunità, ma il vero cambiamento dovrà però riguardare la cultura aziendale e delle persone in relazione alle logiche interne che comprendono una serie di regole, norme, routine e lotte di potere. Molte persone si dimostreranno inizialmente avverse a cambiamenti di questo tipo, ma l’azienda potrà trovare nella nuova generazione cresciuta con i social software e con una mentalità aperta alla condivisone e collaborazione in rete, il vero motore dell’evoluzione verso la Social Enterprise.
Ma la governance 2.0 sarà davvero bottom up?
// 02 Apr 2008 15:54
Bottom up is not enough: è il titolo di un post di Kevin Kelly, uno dei massimi esperti di cultura digitale, nonché fondatore ed editor della prestigiosa rivista Wired.
Pronunciata da Kelly, una frase del genere non può che lasciare quantomeno spaesati. Nel 1994, infatti, in Out of Control, uno dei suoi libri più di successo (qui la versione online), veniva proposta una visione per l'epoca decisamente innovativa:
Ebbene, a quasi 15 anni di distanza, lo stesso autore torna sui suoi passi per raffinare la sua visione. In qualsivoglia contesto la si applichi, la logica bottom up non è mai sufficiente: la componente di controllo top-down è sempre necessaria.
Analizzando diversi casi di "menti alveari", basta un minimo di onestà intellettuale, afferma Kelly, per rendersi conto che, ad esempio, la democraticissima Wikipedia è molto lontana dall'essere strettamente bottom-up: esistono infatti una serie di regole, di processi burocratici, con le proprie "caste". Al di là di Wikipedia, l'estensione è presto fatta:
Il tema è stato sfiorato più volte all'interno della community. Così come nel mondo web i modelli puramente "democratici" si evolvono in strutture ibride, dove una componente di controllo riesce a indirizzare e coordinare l'azione di più attori, le organizzazioni devono allo stesso modo vincere una serie di vincoli e stereotipi ormai sclerotizzati, comprendere e interiorizzare i concetti di apertura e partecipazione, e far emergere sovrastrutture che possano governare l'enorme potenzialità inespressa di una "mob", di una folla.
Il cambiamento è, ancora una volta, organizzativo e non tecnologico e ha una immediata rappresentazione nel dilemma del CIO, tra desiderio di "animare" gli utenti ed esigenze di efficienza, gestibilità e controllo dei costi.
Per completezza, riportiamo due altri contributi essenziali (che approfondiremo nei prossimi giorni nella sezione Segnalazioni):
- Digital Maoism di Jaron Lanier
- The Ignorance of Crowds di Nicholas Carr
Chi guiderà l’Enterprise 2.0 nelle imprese?
// 31 Mar 2008 19:37
Quello dell’Enterprise 2.0 è un fenomeno nuovo e per certi versi contraddittorio: una "rivoluzione emergente" che, per essere tradotta in valore per l’impresa, va gestita in modo sistemico attraverso più variabili, delle quali la tecnologia, pur rilevante, è soltanto una. Più che i ruoli formali e le rendite di posizione conteranno le personalità, le idee e le iniziative di coloro che, prima di altri, sapranno all’interno delle imprese comprendere il fenomeno, incoraggiarlo e guidarlo. Da dove verranno questi pionieri?
Dai casi analizzati emerge come, anche in funzione degli obiettivi e dei percorsi intrapresi, i leader possano essere diversi:
- il Top Management, che può consolidare la propria leadership, riducendo distanze gerarchiche e tempi di reazione dell’organizzazione;
- l’HR e la Comunicazione Interna, che possono rivedere la strategia di comunicazione e creare nuove appartenenze;
- il Marketing e le Vendite, che possono trovare nuovi canali di accesso e interazione per riconnettere le persone a diretto contatto con il cliente;
- le Line of Business, che possono creare ambienti di community per le proprie famiglie professionali;
- la funzione Sistemi Informativi che, come più volte affermato, può cercare nell’Enterprise 2.0 una possibile via di uscita al ruolo scomodo del fornitore di commodity.
Per cercare di rispondere a questo quesito occorre uscire dalla teoria e andare a vedere, nel concreto dei casi analizzati, quali unità organizzative hanno spinto l’avvio di iniziative Enterprise 2.0.

Nella maggior parte dei casi (63% su un campione definitivo di 70 imprese) appare essere proprio la funzione Sistemi Informativi a guidare il fenomeno, sperimentando tecnologie e logiche al suo interno, spesso nell’ottica di anticipare e successivamente stimolare le esigenze delle funzioni utenti. Seguono poi le aree Marketing, comprensibilmente tra le prime a recepire il cambiamento che deriva dal mondo web e ad applicarlo soprattutto nella relazione con i clienti (con modalità ottimamente descritte dai nostri colleghi e amici di Marketing Reloaded) e forze di vendita, e la Comunicazione Interna e l’HR, che invece cercano di sfruttare questi nuovi strumenti per rinnovare le modalità di diffusione di informazioni verso i dipendenti ed aumentarne i livelli di partecipazione.
Pur con tutti i limiti e i distinguo, emersi recentemente anche dalle discussioni in questo Blog, relativamente alla loro visione e capacità di comprendere e comunicare il valore dell’Enterprise 2.0, i CIO sono destinati a giocare un ruolo fondamentale nell’avvio di questa trasformazione.
Enterprise 2.0: anatomia di una rivoluzione social driven
// 26 Mar 2008 11:41
Lo abbiamo detto più volte ed è stato ribadito con forza in questo blog: l’Enterprise 2.0 non è riconducibile a una mera applicazione di nuove tecnologie, non si tratta di una innovazione Technology Push, spinta dalle tecnologie. Ma i risultati delle nostre analisi ci dicono che non si tratta nemmeno di un cambiamento Demand Pull, tirato dalla domanda, da un’esplicita consapevolezza da parte delle organizzazione di opportunità e vantaggi, consapevolezza che, come abbiamo visto, oggi c’è solo in parte.
Possiamo piuttosto definirla una trasformazione “Social Driven”. Ciò che davvero traina il fenomeno è una “mutazione” nelle caratteristiche degli utenti, nella loro modalità di interagire tra loro e con le tecnologie, nei loro stessi bisogni. 
Questi bisogni emergenti delle persone a cui le imprese cercano di dare risposta attraverso l’Enterprise 2.0 sono fondamentalmente sei:
- Social Networking: le persone hanno sempre più bisogno di sviluppare e mantenere quella rete di relazioni che rappresenta un asset sempre più importante per la loro efficacia professionale. Attraverso strumenti ed approcci Enterprise 2.0, la tecnologia supporta la creazione e gestione di relazioni, permettendo di rintracciare e contattare colleghi ed esperti dentro e fuori l’organizzazione; abbiamo trovato questo tipo di strumenti presenti nel 21% dei casi analizzati.
- Conoscenza in Rete: per non rischiare che le proprie conoscenze e competenze siano presto “superate” gli individui devono avere la possibilità di costruirsi una propria rete di accesso a conoscenze e informazioni accedendo a fonti diverse sia a livello esplicito - attraverso sistemi di document management, Business Intelligence, videosharing, RSS - che tacito – con strumenti che favoriscono l’interazione fra esperti come forum, sondaggi, blog, folksonomie, wiki; abbiamo trovato questo tipo di strumenti presenti nel 30% dei casi.
- Collaborazione Emergente: le persone hanno bisogno di creare ambienti di collaborazione in modo veloce e flessibile, anche al di fuori dagli schemi organizzativi formali. Le tecnologie Enterprise 2.0 danno questo potere agli individui, fornendo possibilità di interazione sempre più ricche e veloci sia di natura sincrona - chat, istant messaging, videoconferenza - che asincrona - condivisione agende, condivisione e co-editing di documenti di lavoro, invio SMS; Abbiamo trovato questo tipo di strumenti presenti nel 30% dei casi.
- Riconfigurabilità Adattativa: le persone hanno bisogno di riconfigurare velocemente i propri processi e le proprie attività. Tecnologie come SOA, BPM, Mash up, SaaS, RIA, riescono a dare alle imprese, e in alcuni casi agli stessi individui, strumenti per ridefinire ed adattare i processi con una dinamicità, flessibilità e personalizzazione difficilmente ottenibili con le tecnologie tradizionali; abbiamo trovato questo tipo di strumenti presenti nel 20% dei casi.
- Global Mobility: le persone vivono una parte sempre più importante del proprio tempo lontano dalla propria postazione di lavoro e spesso in condizione di mobilità. Le nuove tecnologie danno loro la possibilità di connettersi ovunque e in ogni momento della giornata alla propria rete di strumenti, rendendo così spazi e orari di lavoro più flessibili; abbiamo trovato questo tipo di strumenti presenti nel 25% dei casi.
- Appartenenza Aperta: le persone si sentono, e nei fatti sono, sempre più “appartenenti” a reti dinamiche allargate piuttosto che a una singola organizzazione; attraverso le tecnologie Enterprise 2.0, è possibile dar loro accesso sicuro e selettivo a informazioni, strumenti e relazioni che travalicano la propria impresa, interagendo in modo sempre più ricco ed efficace con fornitori, consulenti, partner, clienti ed altri attori appartenenti al proprio network. Abbiamo trovato questo tipo di strumenti presenti nel 13% dei casi.
Prima ancora che da una analisi del ROI e delle potenzialità delle tecnologie, la decisione di un’organizzazione di passare all’Enterprise 2.0 deve partire da una presa d’atto di questi nuovi bisogni delle persone e di come questi non possano più essere “confinati” all’interno dell’organizzazione tradizionale.
Convegno Enterprise 2.0: la rivoluzione che viene dal Web
// 13 Mar 2008 11:06
Ieri si è tenuto il Convegno, presso il Politecnico di Milano, dedicato all'Enterprise 2.0.

Mariano Corso e Stefano Mainetti hanno presentato i risultati della ricerca. Successivamente sono stati illustrati quattro casi aziendali e, in conclusione, si è tenuta una tavola rotonda con esponenti del mercato dell’offerta moderata dal Prof. Bertelè.
A giudicare dalla presenza numerosa (entrambe le sale con tutti i posti a sedere occupati, quasi 500 i partecipanti) e dalle domande in sala, il tema e gli argomenti trattati hanno riscosso molto interesse.
Ovviamente, come per tutti i temi innovativi, sono emerse molte questioni che restano punti aperti di discussione e spunti di evoluzione per la ricerca, che desideriamo continuare ad approfondire coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone.
Al termine del convegno è stato distribuito il rapporto cartaceo che sintetizza i risultati della ricerca e che contiene molti spunti tratti dai post di questa community (i post più significativi sono stati riportati in forma integrale). Risultati che, uniti ad alcuni filmati e fotografie, troveranno spazio nei prossimi giorni in questo blog.
Per il momento, desideriamo ringraziare tutti i presenti e tutti coloro che sono intervenuti e hanno contribuito al successo dell'iniziativa
Notte prima del convegno
// 11 Mar 2008 19:25
Oltre 1000 gli iscritti, a testimonianza che l'Enterprise 2.0 non è una moda passeggera, ma una vera rivoluzione...che viene dal Web.
La (non) visione dei CEO italiani sull’Enterprise 2.0: ma è giusto chiederla?
// 06 Mar 2008 11:53
Nei post precedenti, abbiamo evidenziato come i CIO italiani sembrino consapevoli della rivoluzione dell'Enterprise 2.0. Se è vero, tuttavia, che il fenomeno è strategico ed organizzativo prima ancora che tecnologico, c'è da chiedersi quale sia il livello di attenzione e committment da parte del vertice aziendale.
La percezione che emerge dalla survey sui CIO è quella di un livello di sponsorship del Top Management ancora modesto. Nel 22% dei casi si dichiara che il vertice non è interessato al fenomeno e in un altro 50% che non ne è pienamente informato o consapevole dei benefici.
Nel 12% dei casi si dichiara che il CEO possiede una buona conoscenza delle tematiche, sebbene non dia ancora un vero impulso all'introduzione dei nuovi strumenti. Solo uno scarno 16% di CIO, infine, dichiara che il vertice ha inserito nella propria agenda l'introduzione di logiche Enterprise 2.0. Un ulteriore approfondimento su questi ultimi casi, inoltre, ci indica che il 6% si propone unicamente come sponsor dell'introduzione di strumenti di Social Computing, mentre solo il 10% è pienamente consapevole anche dell'impatto sul sistema informativo e quindi dell'importanza di accompagnare l'introduzione di strumenti con nuovi approcci tecnologici e infrastrutturali come SOA, BPM, mashup e SaaS. Si tratta per la maggior parte di casi in cui il forte bisogno di supportare una trasformazione organizzativa ha portato il Top Management a utilizzare l'Enterprise 2.0 come leva di coinvolgimento e flessibilità.
Questi dati potrebbero far presagire forti barriere ed incomprensioni dovute all'assenza di sponsorship strategica nella diffusione dell'Enterprise 2.0. Un'interpretazione ancora più estrema potrebbe condurre a rimettere in discussione la reale portata strategica dell'Enterprise 2.0.
Ma, provocatoriamente, è davvero corretto chiedersi se il Top Management sia consapevole dell'impatto strategico organizzativo dell'applicazione dell'Enterprise 2.0? Non dovremmo piuttosto chiederci se esistono bisogni latenti da parte dei CEO a cui l'Enterprise 2.0 potrebbe rispondere? Forse è importante smettere di pretendere dal vertice committment e visione e incominciare a chiedersi se il CIO e chi si occupa di gestione strategica delle ICT sia in grado di comprendere appieno e comunicare le opportunità e il valore di business delle nuove soluzioni che la tecnologia propone.
Visto secondo questa prospettiva l'Enterprise 2.0 diventa una grande occasione per giocare un ruolo proattivo di anticipazione e stimolo di bisogni “latenti” che sono già oggi presenti e reali, ma ancora non pienamente compresi ed espressi da molti top manager. Un'occasione, dunque, per uscire finalmente dal ruolo scomodo del fornitore di servizi commodity e proporsi come business partner del CEO e delle funzioni di line.
I requisiti tecnologici delle soluzioni Enterprise 2.0: sicurezza e flessibilità prima di tutto!
// 28 Feb 2008 15:36
Sebbene in uno scenario ancora tattico e di sperimentazione, l’utilizzo di soluzioni Enterprise 2.0 ha raggiunto oggi livelli di maturità e diffusione tali da consentire un‘analisi dei requisiti tecnologici sui quali confrontare e valutare le diverse soluzioni esistenti sul mercato.
Attraverso una survey su un campione di 50 CIO, abbiamo chiesto di valutare la rilevanza dei requisiti tecnologici delle soluzioni Enterprise 2.0, non legati alle funzionalità specifiche di ciascuno strumento.
La sicurezza viene indicata al primo posto tra i requisiti di cui tenere conto nella valutazione di una soluzione Enterprise 2.0. Si tratta, secondo i CIO intervistati, di un punto assai critico che rischia di limitare la diffusione della maggior parte delle soluzioni Enterprise 2.0 oggi presenti sul mercato, che rivelano tuttora i limiti dell’essere nate in ambienti intrinsecamente meno sicuri di quello aziendale. La contribuzione emergente e diffusa e l’esigenza di integrare contributi interni ed esterni all’azienda, inoltre, pur essendo aspetti centrali in una logica Enterprise 2.0, risultano difficili da conciliare con requisiti stringenti in termini di sicurezza.
Il secondo aspetto che viene citato in ordine di rilevanza è invece la flessibilità. La percezione dei CIO è che questo, al contrario, costituisca un punto di forza fondamentale sul quale sia gli approcci tecnologici e infrastrutturali - quali Mash-up, SOA e BPM - che i modelli di offerta - come il Software-as-a-Service - devono puntare per spingere all’avvio delle nuove iniziative.
Dopo sicurezza e flessibilità vengono citati in ordine di rilevanza i requisiti di disponibilità, integrabilità e performance, anch’essi fondamentali per una efficace applicazione di logiche 2.0 in ambito Enterprise. Un po’meno rilevanti, infine, ma pur sempre da tenere in considerazione, sono i requisiti di scalabilità delle soluzioni e di aderenza agli standard.
Ma i CIO si stanno preparando al cambiamento?
// 25 Feb 2008 10:35
È emerso dalla ricerca ed ancora più forte dalla discussione su questo blog: l’Enterprise 2.0 è una rivoluzione emergente che, per essere tradotta in valore per l’impresa, va gestita sistemicamente attraverso più variabili delle quali la tecnologia è soltanto una. La governance di un fenomeno di questa portata non potrà che essere anch’essa 2.0: emergente, aperta e collaborativa.
Questo tuttavia non risolve il problema: la partita è importante rispetto ai futuri assetti e ruoli organizzativi e molti scenari sono aperti. Più che le rendite di posizione conteranno le personalità, le idee, le iniziative di coloro che, prima di altri, sapranno comprendere il fenomeno, incoraggiarlo e guidarlo. Da dove verranno questi pionieri? Dalle line? Dall’HR? Dalla Comunicazione Interna? Saranno profili trasversali come Intranet Manager di nuova generazione? O saranno i CIO? Difficile dirlo, impossibile generalizzare.
Una cosa è però certa: il ruolo che, nel bene e nel male, sarà profondamente coinvolto da questa rivoluzione sarà proprio quello dei CIO, che si troveranno di fronte a un dilemma, da un lato l’opportunità di animare e stimolare l’iniziativa delle line attraverso l’introduzione di strumenti di Social Computing, dall’altra l’esigenza di porre le basi a livello di infrastrutture, di standard e regole per non perdere controllo e ruolo a fronte di un Sistema Informativo sempre più governato dall’utente.
Ma, in concreto, come i CIO si stanno “preparando” a questa sfida cambiando le priorità e competenze delle loro Direzioni? Sono fermi, aspettando scettici che “arrivi la marea”, intenti a preparare standard e infrastrutture robusti e adattativi o, ancora, stanno anticipando e promuovendo l’iniziativa degli utenti, sperimentando e proponendo strumenti Enterprise 2.0?
Lo abbiamo chiesto direttamente ai CIO che partecipano al panel dell’Osservatorio. Il primo grafico (i dati sono sempre preliminari su un campione di 50 CIO) ci mostra le principali azioni che le singole Direzioni IT dichiarano di aver intrapreso per prepararsi. I diversi colori indicano l’approccio a cui possiamo ricondurre la specifica leva rispetto ai due approcci “estremi”: urbanista e animatore.
Oltre la metà del campione afferma che i cambiamenti prioritari riguardano la creazione di competenze di business interne alla funzione IT e lo sviluppo di competenze sull’architettura e sulle problematiche infrastrutturali e di sicurezza (62%). Seguono poi, molto distanti, lo sviluppo di competenze sul design di applicazioni e interfacce web (32%) e la maggior conoscenza dell’offerta e capacità di sourcing (28%). Da ultima, viene considerata la dismissione di competenze e del presidio su architetture e applicazioni legacy al fine di focalizzare l’attenzione sugli strumenti innovativi (14%).
Se prendiamo in considerazione le possibili combinazioni di leve emergono tre possibili approcci:
La curva mostra però una chiara asimmetria verso l’approccio da urbanista: gran parte dei CIO, quindi, ha scelto di concentrare le proprie energie su architetture e infrastrutture per prepararsi alle possibili implicazioni dell’Enterprise 2.0. Praticamente assente, viceversa (ma ciò era forse prevedibile), la posizione di puro CIO “animatore”. Una buona percentuale di CIO, infine (26%), sta cercando di seguire un approccio da equilibrista: è alla ricerca in altri termini di un mix di azioni e competenze per combinare il ruolo di animatori innovatori con quello di urbanisti regolatori.
Enterprise 2.0: tempo di primi bilanci
// 25 Feb 2008 09:47
A poco più di un mese dal lancio della community, siamo entusiasti del successo che questa iniziativa sta avendo: 165 iscritti, tra cui CIO, manager ed esperti, oltre 140 tra post, segnalazioni e commenti. Al di là dei numeri, tuttavia, è la qualità degli interventi che ci ha colpito: alcuni di questi sono stati uno stimolo a rimettere in discussione idee e concetti che pensavamo essere consolidati e "certi".
In occasione della pubblicazione del primo report di ricerca Enterprise 2.0, vogliamo dare la giusta visibilità a quei contributi e ai protagonisti che ce li hanno proposti. Durante questa settimana, selezioneremo alcuni commenti per inserirli, ovviamente con il consenso degli autori, nel rapporto di ricerca che verrà pubblicato in concomitanza con il convegno del 12 marzo.
Ci sono ancora 7 giorni: dateci il vostro contributo!
Il CIO “2.0”…un Giano Bifronte?
// 18 Feb 2008 10:16
Che impatto avrà l’Enterprise 2.0 sul ruolo della funzione ICT e dello Chief Information Officer? Il quadro che emerge dalle interviste e dalla survey svolta all’interno dell’Osservatorio su un campione di oltre 50 CIO di grandi imprese italiane, indica come il ruolo e le competenze del CIO richiedano, nella prospettiva dell’Enterprise 2.0, un netto ripensamento.
La quasi totalità degli intervistati ritiene che, sul fenomeno dell’Enterprise 2.0, l’ICT si giochi una partita molto rilevante: se saprà essere propositore ed anticipatore di questo fenomeno, potenzialmente molto rilevante ma ancora poco compreso dagli uomini di business, il CIO riuscirà finalmente ad uscire dalla trappola del fornitore di commodity tecniche, diventando un vero business partner per i propri clienti.
Di qui lo sforzo che molte funzione IT stanno facendo di sperimentare, innanzitutto al proprio interno, forme di collaborazione e comunicazione Enterprise 2.0, che potranno, in futuro, essere rese disponibili alle Line. Nel più lungo termine, tuttavia, l’emergere dell’Enterprise 2.0 potrebbe innescare un cambiamento non banale nei rapporti tra utenti e funzione ICT, tale da richiedere un ripensamento profondo nel ruolo di quest’ultima.
Molte delle tecnologie alla base dell’Enterprise 2.0, infatti, sono intrinsecamente pensate per essere consegnate nelle mani degli utenti, i quali potranno autonomamente creare e gestire un numero crescente di ambienti e applicazioni sempre più centrali rispetto ai bisogni degli individui e del business. Questo trend potrebbe accelerare il fenomeno di progressiva consumerizzazione e commoditizzazione dell’ICT, ponendo ancor di più il CIO e la sua funzione nella posizione di meri fornitori e gestori di infrastrutture e servizi di base. Il CIO 2.0 è paradossalmente un “non CIO”? Certamente l’Enterprise 2.0 potrebbe mettere in crisi la figura del CIO “muratore”, costruttore e gestore di spazi di lavoro, strumenti e processi. Gli utenti stessi potranno riappropriarsi del know how dei loro processi e sviluppare in autonomia buona parte dei propri sistemi.
Ma l’azienda non è il web! Le conseguenze per l’organizzazione di una totale frammentazione e consumerizzazione potrebbero essere devastanti: una miriade di applicativi con un basso livello di consistenza, coerenza e sicurezza, talmente personalizzati da essere di fatto patrimonio dei singoli e dei gruppi, ma non dell’organizzazione. Sistemi Informativi che si sviluppano come megalopoli senza regole né piano regolatore.Per sfuggire a questo rischio ed evitare di perdere il controllo, al CIO non basterà giocare di anticipo, dovrà saper essere come un Giano Bifronte: da un lato l’animatore, capace di promuovere e stimolare l’iniziativa degli utenti, dall’altro l’urbanista, progettista e garante di policy e standard.
Due ruoli apparentemente in conflitto, ma saranno poi compatibili?
Il ruolo delle tecnologie e delle architetture
// 11 Feb 2008 11:26
Nella definizione da noi proposta di Enterprise 2.0, tra le tecnologie abilitanti si comprendono, oltre a strumenti di social computing (blog, wiki, RSS, folksonomie, …), anche approcci tecnologici e infrastrutturali (Mash-up, SOA, BPM, RIA, …) e modelli di offerta come il Software-as-a-Service (SaaS).
Le analisi svolte attraverso survey ed interviste nell’ambito dell’Osservatorio Enterprise 2.0, tuttavia, mostrano che la diffusione e la percezione di rilevanza relativa tra questi tre gruppi di tecnologie abilitanti hanno variazioni significative.
Gli strumenti di social computing, e in particolare blog, wikis e RSS, stanno avendo una diffusione molto veloce, passando da percentuali poco significative ad una presenza prevista nel 2008 nel 50% delle aziende del campione. Le soluzioni architetturali orientate ai servizi (SOA) sembrano essere un fenomeno apparentemente consolidato con quasi il 70% delle imprese che sostiene di averne al proprio interno almeno un’applicazione. Si tratta tuttavia di applicazioni in generale molto semplici come testimonia il fatto che solo nel 14% le SOA sono abbinate a soluzioni di Business Process Management (BPM) come strumento di reale allineamento tra architetture applicative e processi di business.
L’utilizzo di modelli di Software as a Service (SaaS), infine, viene rilevato solo nell’11% dei casi. Questa disomogeneità di presenza sembra testimoniare una scarsa correlazione tra queste tecnologie che raramente vengono applicate assieme.
La percezione degli oltre 50 CIO coinvolti nella survey dell’osservatorio sembra testimoniare una situazione diversa:il 64% dei Direttori IT ritiene che strumenti di social computing e nuovi approcci infrastrutturali abbiano pari rilevanza nell’abilitare modelli Enterprise 2.0 e che il loro inserimento debba andare di pari passo. Solo il 12% dei CIO considera più importanti gli interventi infrastrutturali, e soltanto il 10% ritiene, all’opposto, che siano gli strumenti di social computing i veri fattori abilitanti.
Ancora diversa, infine, è la posizione dei vendor che emerge dalle interviste effettuate sui fornitori leader di mercato delle soluzioni Enterprise 2.0. Le strategie di offerta attuali, infatti, mostrano un notevole focus sulla proposta congiunta di strumenti di social computing (blog, wiki, RSS, Unified Communication, …) ad approcci tecnologici SOA. Ma la nuova frontiera citata dalla quasi totalità dei fornitori di tecnologia, e sulla quale molti di loro stanno orientando le strategie di innovazione di prodotto, è proprio quella del delivery di servizi e strumenti 2.0 attraverso modelli di Software as a Service.
12 marzo: save the date!
// 06 Feb 2008 20:22
Enterprise 2.0: la visione dei CIO italiani
// 01 Feb 2008 19:40
Dopo aver studiato la diffusione e la rilevanza degli strumenti web 2.0 nelle aziende italiane, abbiamo esteso la nostra ricerca ad un campione di 50 CIO, per capire se e in che modo le iniziative Enterprise 2.0 facciano parte delle strategie IT delle principali imprese del nostro paese.
Cosa ne pensano i CIO del fenomeno del Web 2.0 e della sua applicazione al contesto aziendale? Il 54% pensa che sia un fenomeno rilevante che le imprese debbano comprendere per far evolvere il loro modello di impresa. Una percentuale significativa (14%) inoltre, assume una posizione ancora più “di visione”, affermando che siamo effettivamente di fronte alla nuova rivoluzione che cambierà il modo di fare organizzazione. Infine, circa un terzo dei partecipanti mostra al momento un certo scetticismo nei confronti di tecnologie che sembrano ancora distanti dall’ambito enterprise.
Nessun CIO ha scelto le ulteriori possibili risposte che avevamo messo a disposizione:
- Web 2.0 è un termine vuoto, solo la moda del momento
- Sono solo gadget buoni per il web, nell’impresa l’informatica è altro
- Nulla di nuovo rispetto al web “1.0”
L’impressione, quindi, è che il Web 2.0 sia ormai un fenomeno percepito come rilevante dalla maggioranza dei CIO. Nel concreto, però, sembra prevalere una posizione attendista che ben si sposa con la percezione di una ancora scarsa comprensione delle reali potenzialità che abbiamo già sottolineato essere una delle principali barriere al lancio di iniziative rilevanti.
Ancora più interessante l’analisi di quelli che vengono percepiti come i trend destinati ad avere un ruolo rilevante nell’evoluzione delle organizzazioni verso un modello Enterprise 2.0.
Emergono in maniera netta e in modo trasversale ad ogni impresa le esigenze di apertura (48%), flessibilità dei processi (46%) e supporto alla mobilità (40%). Meno sentite invece la creazione di possibilità di collaborazione emergente tra gli individui – anche al di fuori dagli schemi organizzativi formali – o la creazione di nuove opportunità di partecipazione attiva e di canali di ascolto e comunicazione.
Da questa prima fotografia, emerge come i CIO italiani sembrino consapevoli della rivoluzione sociale e tecnologica che sta avvenendo. Il passo successivo sarà capire se e come si stanno attrezzando concretamente per gestire questo cambiamento e quale impatto questo fenomeno potrà avere sul loro ruolo e sulla governance dell’ICT nell’organizzazione.
Global Mobility: dal posto di lavoro al lavoro in ogni posto
// 01 Feb 2008 18:23
Il nostro modo di concepire il posto di lavoro e la “prossimità” ai colleghi sta cambiando. Il fenomeno della mobilità e della dispersione sul territorio delle persone e delle attività diventa sempre più importante nelle imprese e ne mette in crisi i modelli organizzativi.
Oltre il 66% delle 65 imprese del campione dell’Osservatorio Enterprise 2.0 sono caratterizzate da forte mobilità e dispersione dei lavoratori. Una percentuale sempre maggiore di questi lavoratori, inoltre, non sono i tradizionali mobile worker delle vendite o dell’assistenza al cliente, ma svolgono attività un tempo svolte in modo tradizionale o - in ben il 27% dei casi - sono manager.
Sempre più persone, inoltre, non sono mobile worker, ma lo diventano occasionalmente o lo sono durante parti sempre più importanti della loro giornata, nei trasferimenti, da casa, nel tempo libero. Per tutti questi lavoratori la mobilità sta diventando un modo di vivere il loro essere nell’organizzazione, una necessità a fronte della quale una risposta in termini di strumenti e tecnologie è necessaria, ma non basta!
Occorre ripensare in modo più profondo processi e relazioni per rendere più sostenibili i modelli organizzativi, riconnettendo le persone ai loro network organizzativi e, al tempo stesso, garantendo flessibilità, velocità e robustezza ai processi operativi e decisionali. Per comprendere appieno il ruolo della tecnologia nel supportare il lavoro in mobilità occorre partire dalla persona e ripensare il suo Virtual Workspace, lo spazio nel quale essa opera e interagisce, nel quale gli strumenti mobile sono una componente fondamentale.
Nella realtà italiana sono sempre di più le organizzazioni che hanno investito nello sviluppo di Virtual Workspace mobili: nel 47% delle aziende gli utenti possono accedere tramite device mobili a funzionalità del proprio Sistema Informativo. Estendendo l’orizzonte temporale all’anno 2008, un ulteriore 35% di imprese ha pianificato l’apertura del proprio Virtual Workspace all’accesso con dispositivi mobili. Si tratta per lo più di semplici applicazioni per l’erogazione di servizi al personale (richiesta di ferie, visualizzazione del cedolino, gestione delle trasferte, comunicazioni di malattia, …), di comunicazione interna (ad esempio comunicati e notifiche via SMS) e di mobile Office (accesso alla posta elettronica o a semplici documenti, invio di notifiche di disponibilità di documenti, agende condivise, …). Nei Virtual Workspace più avanzati, invece, si rendono accessibili attraverso terminali mobili le applicazioni core a supporto dell’operatività e dei processi decisionali, con livelli di utilizzo ed impatti organizzativi significativi sia in termini di produttività che di velocità e qualità percepita da parte dei clienti.
Esistono dunque grandi opportunità di innovazione a cui corrispondono, tuttavia, crescenti bisogni di cambiamento organizzativo: dalla semplice automazione di specifiche attività, alla riconfigurazione di interi processi, fino al ripensamento dei legami di filiera e all’impostazione di nuove relazioni coi clienti finali. Allo stesso tempo, però, la ricerca dell’Osservatorio mette in luce l’esistenza di limiti a questo fenomeno: ancora troppo poche applicazioni sono fin da subito progettate per essere aperte in logica Mobile e spesso risultano scarsamente integrate nei processi e nel sistema informativo.
Quando il miglioramento delle tecnologie di rete e la disponibilità di terminali più potenti permetteranno il superamento di alcuni dei limiti tecnologici che ne frenano oggi l’adozione, le tecnologie mobili diventeranno una componente fondamentale a supporto dei nuovi modelli organizzativi Enterprise 2.0. L’ampliamento delle modalità di accesso (da casa, da altre postazioni, in “mobilità”, attraverso mondi virtuali, …) consentirà di rimettere in discussione stereotipi e pregiudizi, abbattendo barriere spaziali e temporali: il posto di lavoro sarà ovunque la persona ha necessità, e voglia, di impiegare le proprie capacità, l’orario di lavoro sarà demitizzato, la persona sarà chiamata a creare valore quando e dove serve, avendo la possibilità di trovare nuovi equilibri tra lavoro e vita privata.
Apertura della community
// 30 Jan 2008 16:48
Le principali barriere all’introduzione di strumenti Enterprise 2.0
// 24 Jan 2008 11:11
Quali sono le barriere che limitano la diffusione degli strumenti Web 2.0 all’interno delle imprese? Abbiamo chiesto ai responsabili delle Intranet del panel delle aziende dell’Osservatorio di esprimere una loro opinione al riguardo. Il grafico seguente mette in luce le prime risposte, si tratta di risultati ancora preliminari, in quanto riferiti ad un campione parziale di 65 tra imprese e Pubbliche Amministrazioni, sufficienti, tuttavia, a cogliere le principali evidenze.
Coerentemente a questa visione sono molte le organizzazioni che lamentano importanti barriere culturali (42%) all’introduzione di questi strumenti che scontano probabilmente paure e pregiudizi da parte di chi non ha compreso e fatto propri i principi di fondo dell’Enterprise 2.0. Anche la sponsorship del Top management risulta di notevole importanza tanto che, laddove assente, rappresenta spesso un’ulteriore barriera all’adozione (29%).
A fronte di questi risultati, che mettono in luce la natura culturale e non tecnologica delle barriere all’introduzione di strumenti Web 2.0, risulta interessante il dato, tutto sommato basso, relativo alle organizzazioni che hanno riscontrato come barriera la necessità di cambiamenti organizzativi (8%).
Di per sé, dunque, l’introduzione degli strumenti all’interno del’organizzazione non richiede cambiamenti organizzativi significativi. Il cambiamento organizzativo che la transizione verso la prospettiva dell’Enterprise 2.0 comporta, avviene evidentemente dopo ed è parzialmente indipendente dall’introduzione degli strumenti.
La diffusione delle tecnologie Enterprise 2.0 in Italia: dalle parole ai fatti?
// 21 Jan 2008 10:52
Uno degli obiettivi dell’Osservatorio Enterprise 2.0 è comprendere lo stato ed i trend nell'applicazione delle nuove tecnologie Web 2.0 in Italia. La nostra attenzione si è focalizzata in particolare sulla diffusione degli strumenti più tipici del social computing come blog, wiki, RSS, folksonomie (nel duplice significato di tagging e social bookmarking) e social network. Siamo consapevoli che il percorso verso l’Enterprise 2.0 non si esaurisce con l’introduzione di questi strumenti, ma sappiamo anche che ognuna di queste iniziative rappresenta una significativa proxy di una volontà di cambiamento.
Quelli di cui oggi disponiamo sono i risultati preliminari della Ricerca 2007, derivati da un campione che, ad oggi, conta 65 tra imprese e Pubbliche Amministrazioni.
Il primo grafico riporta per gli strumenti Web 2.0 analizzati il relativo livello di conoscenza, di interesse prospettico (ovvero l’introduzione prevista nell’arco dei prossimi due anni) e di utilizzo effettivo. Interesse e utilizzo sono intesi esclusivamente in un'ottica interna, ovvero verso dipendenti, agenti o collaboratori.
Certamente colpisce innanzitutto la presenza di un persistente gap di conoscenza: una percentuale significativa di intervistati ancora non conosce questi strumenti, percentuale che cresce se da blog e wiki si passa a strumenti come RSS, social network e folksonomie. A fronte di questo, i dati di interesse prospettico e di utilizzo, però, mostrano che una percentuale superiore alle nostre aspettative di imprese sta attualmente utilizzando alcune tecnologie Web 2.0. Inoltre, a testimonianza di un cambiamento che nel 2008 sarà ancora più esteso, se allarghiamo l’orizzonte temporale ai prossimi due anni questo numero si avvicina per strumenti come blog, wiki e RSS a quasi il 50%.
È utile a questo punto raffrontare questi dati con quelli degli altri servizi attualmente presenti nelle Intranet aziendali, per meglio capire il reale impatto di questi strumenti all’interno di un’impresa.
Un primo indicatore significativo è quello dell’attrattività: abbiamo confrontato presenza attuale e introduzione programmata di ogni singolo servizio. Il raffronto con l’analoga rilevazione dello scorso anno mostra che, da strumenti di nicchia, blog, wiki ed RSS, sono diventati strumenti “emergenti”, ovvero quelli sui quali si concentra l’attenzione maggiore. La loro introduzione, dunque, sta diventando una prospettiva sempre più comune tra le imprese che desiderano far evolvere la propria intranet. Social network e tagging, invece, sembrano ancora avere difficoltà ad affermarsi e sono tuttora rimasti allo stadio di strumenti di nicchia.
Un parametro di posizionamento altrettanto importante è quello della rilevanza, che analizza il singolo strumento sulla base della diffusione e del livello di utilizzo.
Quando presenti, gli strumenti Web 2.0 hanno livelli di utilizzo ben superiori alla media: anche in questo caso, blog, wiki, RSS e, in misura minore, il tagging, da question mark, si stanno oggi affermando come strumenti differenzianti. Se agli attuali livelli di utilizzo si dovesse sommare anche una maggiore diffusione, questi strumenti sono dunque destinati a divenire le killer application delle Intranet di nuova generazione.
Per concludere si sente spesso affermare che, a fronte di una notevole diffusione nel mondo internet, l’introduzione delle tecnologie del Web 2.0 all’interno delle organizzazioni sia qualcosa di ancora distante e forse intrinsecamente limitato. Ebbene alla luce delle prime risultanze della ricerca dobbiamo affermare come questa percezione sia sbagliata: seppure persista ancora un gap di conoscenza, una percentuale rilevante e crescente di imprese italiane – grandi e piccole – mostra un notevole interesse nei confronti delle tecnologie Web 2.0 e si sta muovendo concretamente e velocemente nella direzione di una loro implementazione all’interno dell’organizzazione.
La Ricerca dell’Osservatorio Enterprise 2.0
// 16 Jan 2008 12:33
- continuare ad analizzare l'evoluzione delle Intranet in Italia e la loro convergenza con i Sistemi Informativi nella prospettiva del Virtual Workspace;
- comprendere lo stato e i trend nell'applicazione delle nuove tecnologie Enterprise 2.0 nelle imprese e Pubbliche Amministrazioni in Italia ed identificare gli effetti sui processi, le relazioni, i modelli organizzativi e di impresa;
- identificare ed analizzare l’adozione di nuovi approcci infrastrutturali ed applicativi come SOA, BPM, RIA e di nuovi modelli di offerta come il Software-as-a-Service;
- individuare ed interpretare casi interessanti di applicazioni in modo da permettere un confronto significativo con le Best Practice a livello italiano ed internazionale;
- costituire una community di attori interessati a promuovere uno sviluppo più strategico e consapevole dei nuovi scenari Enterprise 2.0 nelle imprese e Pubbliche Amministrazioni italiane nel quadro di una loro convergenza verso i Sistemi Informativi di nuova generazione.
Dal Virtual Workspace all’Enterprise 2.0: continuità o rottura?
// 15 Jan 2008 09:40
Perchè Enterprise20.it?
// 09 Jan 2008 13:11
- il Blog, dedicato alla pubblicazione da parte del team di ricerca della School of Management del Politecnico di Milano di spunti e articoli, con riferimento al lavoro che stiamo portando avanti all’interno dell’Osservatorio Enterprise 2.0. Ogni post è commentabile e valutabile da parte di tutti i partecipanti: l’evoluzione della ricerca vorrà anzi essere il più possibile il frutto del confronto diretto con i membri della Community.
- le Segnalazioni, con l’obiettivo di creare una sorta di biblioteca di fonti esterne, web o off-line, in grado di evidenziare le nuove tendenze in atto, i casi più interessanti di applicazione nonché i risultati di inchieste e interviste a margine del lavoro dell’Osservatorio.
- l’area Dibattiti, cuore pulsante della Community, dove ogni membro potrà aprire una tematica di discussione e partecipare alle discussioni aperte.
- l’area Protagonisti, dove ognuno potrà presentarsi al resto delle Comunità e conoscere gli altri partecipanti.
Cos’è l'Enterprise 2.0
// 09 Jan 2008 12:44
Se ti sei dimenticato la password clicca qui.














